SPAZIO GIOVANI G2


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Questo spazio è destinato ai giovani, in particolare agli studenti delle scuole superiori ed universitari di Aprilia. 

 

Prevede l’organizzazione di corsi di lingua straniera, percorsi di approfondimento scolastico seminariale, concorsi ed iniziative culturali rivolte ai giovani, il Festival della Gioventù G2.

 

Inoltre cura lo sviluppo e la realizzazione delle attività editoriali del nostro Centro Interculturale, quali la realizzazione del periodico Dialogo_La Città Multiculturale, all’interno di uno specifico Laboratorio di grafica editoriale.


IL SERVIZIO E' OFFERTO IN COLLABORAZIONE CON L'ASSOCIAZIONE GIOVANILE "ENJOY PROGRESS" DI APRILIA



CONOSCIAMO I GIOVANI G2


 IL PUNTO DI VISTA DELLA NUOVA GENERAZIONE DI  IMMIGRATI APRILIANI

Intervista alla studentessa italo-tunisina Imen Boujmil sul problema dell’integrazione: << Il modo migliore per poter aiutare gli altri è imparare a conoscere>> .


STiamo vivendo un momento di grande trasformazione, di riforme strutturali che stanno cambiando il volto di questo Stato, si sta cercando di renderlo più moderno, meno paralizzato dai lacci della burocrazia e dai disastri della cattiva politica. Tra queste riforme, la comunità immigrata nazionale ed illustri personaggi della cultura italiana, l’ex Presidente Giorgio Napolitano, il Papa, hanno fatto innumerevoli appelli per risolvere in maniera definitiva la questione della cittadinanza ai figli di stranieri nati in Italia, la questione dei rifugiati, la complessa gestione dell’apparato burocratico dell’ integrazione in generale, ancora piena di errori e molto approssimata. Sicuramente in tutto ciò una voce importante, ma purtroppo spesso inascoltata è quella  dei ragazzi e ragazze immigrati oggi impegnati nel faticosissimo processo di costruzione della loro identità di nuovi cittadini.

Per queste ragioni, per farvi arrivare la necessità di affrontare certe questioni, non più rimandabili come quella dell’integrazione, per farvi conoscere la realtà più vicina a tutti noi, quella dei nuovi cittadini apriliani, giovani ancora troppo poco valorizzati dalla società e dalla politica locale, Vi voglio portare la testimonianza della giovane e brillante studentessa italo-tunisina  Imen Boujmil, appena diplomatasi presso il liceo scientifico di Aprilia con il massimo dei voti, ossia 100/100. Inoltre è  stata candidata proprio dal suo liceo, il Liceo Meucci di Aprilia,  alla carica di ALFIERE DEL LAVORO, onorificenza che viene consegnata ogni anno dal Presidente della Repubblica.

COME TI CHIAMI? SEI NATA IN ITALIA? HAI LA CITTADINANZA ITALIANA?

<< Mi chiamo Imen Boujmil, sono italiana, tunisina e musulmana, due nazionalità, due culture ed una sola fede: nascere in Italia non comporta la totale assimilazione della tradizione italiana, e l’avere radici straniere, nel mio caso tunisine, non nega l’amore alla terra in cui si è nati e cresciuti; questa è la mera bellezza di avere una doppia nazionalità, la libertà di scegliere la propria identità pur amando e, soprattutto, rispettando entrambe le terre.

Questo amore per l’Italia lo condivido anche con i miei genitori nonostante non siano nati qui e siano portatori di una diversa tradizione; questo perché da anni l’Italia è divenuta parte della loro vita, il Paese in cui hanno iniziato una nuova vita senza dimenticarsi, ovviamente, della loro terra d’origine, la Tunisia, che ogni anno visitiamo per il mare limpido, per il clima piacevole, per il toccante richiamo alla preghiera che giunge dai splendidi minareti, ma in particolare per gli abbracci calorosi dei nostri cari.

 

 

PERCHÉ I TUOI GENITORI HANNO SCELTO DI VENIRE IN ITALIA E NON UN ALTRO PAESE EUROPEO?

La scelta dell’Italia più che un altro Paese europeo è stata una scelta istintiva dovuta all’affinità che ha legato il popolo tunisino e quello italiano da anni: molti italiani, infatti, hanno vissuto per anni in Tunisia, dando e ricevendo a loro volta un importante bagaglio culturale ed ora anch’essi sentono di avere una doppia nazionalità.

PERCHÉ SECONDO TE CI SONO COSÌ TANTI PROBLEMI DI INTEGRAZIONE TRA IMMIGRATI E ITALIANI ORA ?

Purtroppo oggigiorno il processo verso la consapevolezza e l’accettazione della multiculturalità è reso difficile dalla cattiva immagine che si dà alla figura dell’immigrato ed in particolar modo se clandestino.

Molto spesso non si ha la minima idea delle esigenze che spingono le persone ad abbandonare le loro terre, i loro affetti, i loro ricordi per intraprendere il “viaggio della speranza”, un viaggio che ha sicuramente un inizio ma della fine nulla è certo.

Scegliere di abbandonare il proprio passato per andare incontro all’incertezza è una delle decisioni più difficili da prendere ma le guerre, la miseria, l’oppressione e la voglia di libertà sono cause sufficienti per iniziare una nuova vita sperando che sia migliore della prima.

Lo straniero viene spesso visto come il “diverso” che si DEVE integrare a discapito della sua identità, quando invece più che di integrazione si dovrebbe parlare di interazione.

All’interno di una società civile multiculturale non è pensabile un’alternativa all’interazione tra i vari soggetti, i quali dovrebbero avere tutti la stessa opportunità di esprimersi e quindi avere un ruolo attivo all’interno del dibattito politico.

Il mio intento non è santificare gli immigrati ma rendere le persone consapevoli di trovarsi di fronte ad altre persone, a degli umani che hanno bisogno di aiuto e umanamente l’aiuto non si nega a nessuno.

Di fronte a questi continui flussi migratori c’è chi si è mostrato davvero umano offrendo aiuti anche volontariamente, altri banalizzano il problema “utilizzando” gli immigrati come oggetto di propaganda nelle loro campagne elettorali ed infine c’è chi peggio lucra sugli immigrati quando invece dovrebbe offrire loro l’aiuto necessario.

QUALE è LA TUA RICETTA PER L’INTEGRAZIONE?

La bellezza della diversità sta nel fatto che non è mai solo un soggetto, “il diverso”, a trarne vantaggio ma anche chi gli sta intorno che si arricchisce grazie all’Altro e a sua volta arricchisce l’Altro.

Per me è una grande soddisfazione essere nata in un Paese con una delle migliori costituzioni al mondo che valorizza le diversità, anche se molto spesso le parole (scritte) non coincidono con i fatti e ci ritroviamo ad assistere a vergognosi atti discriminatori.

Questo accade perché sono quasi totalmente assenti delle politiche culturali in grado di valorizzare le diversità culturali.

È chiaro che è necessario valorizzare le tradizioni di appartenenza di ciascun individuo, innanzitutto conoscendole, al fine di permettere una pacifica convivenza tra le varie entità.

Il vero interrogativo è in che modo è possibile valorizzare le diversità educando la cittadinanza al rispetto reciproco? Sembra un quesito difficile ma in realtà non lo è!

COSA VORRESTI CI FOSSE NEL TUO COMUNE E COSA MANCA PER L’INTEGRAZIONE SOPRATTUTTO DEI GIOVANI IMMIGRATI?

Una delle mie proposte al mio Comune è di far conoscere alla popolazione le diverse culture che costituiscono il nostro tessuto sociale attraverso delle divertenti iniziative quali, ad esempio, delle esposizioni interculturali nella piazza del Comune in occasione delle varie festività delle diverse etnie, in cui verranno esposti gli abiti tradizionali, i cibi tipici, le opere d’arte e le musiche caratteristiche.

In questo modo non solo si potrà assaporare l’aria di una nuova cultura, e quindi apprezzarla, ma coloro che appartengono a questa “diversa” cultura avranno l’occasione di vivere almeno per un giorno nell’atmosfera di casa.

Un’ulteriore iniziativa per rafforzare i rapporti tra le diverse entità culturali, intrapresa anche dal sindaco di New York De Blasio per il prossimo anno scolastico 2015/16, è l’aggiunta al calendario scolastico delle festività tipiche delle maggiori fedi ed etnie presenti sul nostro territorio.

Queste sono solo alcune delle possibili iniziative che potrebbero essere intraprese dai comuni italiani per far sì che l’Italia torni ad essere il Belpaese da tutti i punti di vista.

SE POTESSI INCONTRARE UN PERSONAGGIO IMPORTANTE ITALIANO     QUALE SCEGLIERESTI E PERCHÉ?

Il messaggio che invio alle istituzioni italiane, ai politici in particolare, e non ad uno solo perché tutti devono assumere le proprie responsabilità, è che occorre guardare alle persone come delle persone e non degli oggetti da sfruttare da quello o da quell’altro gruppo dirigente, ed è quindi necessario trattarle equamente, non perché sono uguali ma perché sono uniche ed ognuna ha il diritto di essere trattata dignitosamente nel rispetto della propria unicità.

Tuttavia ciò non significa far ricadere tutta la responsabilità sui politici in quanto, seppur questi hanno un ruolo importante nell’educazione del cittadino, il cittadino stesso deve provvedere a diventare una persona consapevole informandosi.

HAI UN MESSAGGIO DA DIRE A TUTTI I CITTADINI ITALIANI  ED AGLI IMMIGRATI CHE SONON IN ITALIA?

Il messaggio che invio a tutti i cittadini sia italiani sia immigrati è: “leggete, leggete, leggete tanto perché le catene dell’ignoranza sono le catene più pericolose e difficili da spezzare”.

Il modo migliore per poter aiutare gli altri è imparare a conoscere.

Dopo aver terminato i miei cinque anni di liceo scientifico in bellezza sono pronta a conoscere ancora ed ancora, sperando di realizzare il mio sogno di diventare medico per offrire il maggior aiuto possibile a chiunque ne abbia bisogno.

Prima di iniziare questo importante viaggio ringrazio i miei genitori che mi hanno sempre sostenuta, incoraggiata per andare avanti nonostante le difficoltà non tardavano a presentarsi, ma ringrazio soprattutto Dio che non mi ha mai abbandonata e mai lo farà!.>>.

 


 IL SERVIZIO COMUNICAZIONE

 


 

L’ITALIA CHE CAMBIA : UN ALTRO PASSO VERSO L’INTEGRAZIONE

Articolo 3 della Costituzione: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Finalmente … LA NUOVA LEGGE SULLA CITTADINANZA …

 Al 1° gennaio 2015 i cittadini stranieri residenti e nati in Italia erano oltre mezzo milione. I cosiddetti immigrati di seconda generazione rappresentano il 13,5% del totale dei residenti di origine straniera in Italia. Molti di questi non hanno mai conosciuto il paese di origine dei genitori. Nascono in Italia o raggiungono il paese in giovane età. Crescono in Italia, come cittadini/cittadine italiani a tutti gli effetti, ma, allo stato attuale, un bambino nato in Italia, ma da genitori che non sono cittadini italiani, è semplicemente uno straniero.

L’Italia, ad oggi,  è uno dei paesi in Europa con le regole più severe per acquistare la cittadinanza.

Un esempio imbarazzante è la storia di N., che a scrive nel sito di “Seconda Generazione”:

Sono arrivata a Roma nel 1989 il giorno del mio tredicesimo compleanno, circa venti anni fa. A Roma ho fatto la terza media, il Liceo Classico “Giulio Cesare”, l’Università “La Sapienza” (chimica), poi una borsa di collaborazione all’Università di Firenze e il Dottorato di Ricerca in Scienze del Farmaco a Chieti. In Italia, fra amici italiani, ho fatto quel percorso formativo e di crescita che ha costituito la mia persona. Mi sono resa conto della mia differenza solo una volta finita l’Università, perchè qualsiasi cosa volessi fare, ero esclusa in base alla mia nazionalità. Comunque, armata di autodeterminazione e di fiducia nel mondo tipica di quel età, ho partecipato ai concorsi di Dottorato di Ricerca in giro per l’Italia. A Firenze avevo colpito per la mia preparazione, ma i posti erano già assegnati e così mi avevano offerto una borsa di collaborazione. Dopo un anno ho vinto il concorso di Dottorato di Ricerca pagato all’Università di Chieti. […] Durante il Dottorato comincio ad avere problemi più seri. Con l’attesa di anno in anno per il rinnovo del permesso ho difficoltà a iscrivermi e partecipare ai congressi scientifici internazionali. […] Tutto questo perchè i tempi di rinnovo vanno ben oltre i 20 giorni stabiliti dalla legge. Al secondo anno ho vinto una borsa di studio europea per andare a fare una parte della mia tesi al centro supercomputazionale a Barcellona. Il limite è quello del mio permesso di soggiorno (per motivi di studio), con il quale posso trascorrere solo 90 giorni all’anno all’estero, nonostante il Dottorato preveda la possibilità di trascorrere all’estero 18 mesi in 3 anni. […] Il colmo arriva con la fine del Dottorato. Il permesso finisce lo stesso giorno in cui finisce l’erogazione della borsa del Dottorato, il 31 di ottobre, ma l’esame finale sarà fra novembre e febbraio e sarà notificato con 15 giorni di preavviso. Nel frattempo è richiesta la mia presenza all’Università. L’Università mi vuole fare una borsa di collaborazione, ma non può, per motivi burocratici, farla dal primo novembre e di una durata lunga. In Questura sono chiari, non c’è nulla da fare, o il contratto comincia da novembre, o mi verrà negato il rinnovo del permesso che va fatto prima della scadenza. Se poi questo contratto è di tre mesi, è un altro problema, perchè la risposta del permesso arriverà quando questo contratto sarà già finito e quindi è altamente probabile il diniego. Penso che quello sia stato il periodo più brutto della mia vita. […] L’unica soluzione era trovare un contratto da donna delle pulizie. E così, grazie al mio contratto da colf di 20 ore settimanali, potevo continuare a fare gli esami agli studenti italiani al corso di Chimica Generale e Inorganica, mi era permesso di sostenere l’esame finale di Dottorato di Ricerca e non buttare al vento tre anni di duro lavoro.

Altro esempio è quello di Ouidad Bakkali. L’assessore ravennate, in un’intervista a “Stranieri in Italia”, racconta che è nata in Marocco e con sua madre ha raggiunto il padre, operaio Enichem, a Casal Borsetti quando aveva un anno. Ha presentato domanda per acquisire la cittadinanza una volta raggiunta la maggiore età, soprattutto stanca della serie infinita di problemi legati ai viaggi all’estero e perchè era assurdo per lei fare politica attiva e non poter accedere al diritto di voto. Ma diventare cittadina italiana non è stata un passeggiata, oltre ai due anni previsti dalle legge per l’esame della domanda, ne ha dovuti attendere altrettanti per intoppi burocratici.

Finora abbiamo ascoltato centinaia di storie tristi come queste … ma oggi possiamo commentare una notizia che accende la speranza e la fiducia verso il processo  di integrazione in Italia, con una nuova legge sulla cittadinanza.

Finalmente l’abbraccio dell’Italia si allarga a quelli che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono già “suoi figli” a tutti gli effetti.

Finalmente la  Camera dei deputati ha approvato la nuova legge sulla cittadinanza con 310 voti a favore, 66 contrari e 83 astenuti.

Il testo è passato ora all’esame del Senato.

Ma entriamo nello specifico del testo della legge

Si tratta di un testo unificato: si occupa soprattutto dell’acquisizione della cittadinanza da parte dei minori e modifica in parte la legge sulla cittadinanza del febbraio 1992.

Le nuove norme dovrebbero riguardare al momento dell’entrata in vigore appena 127mila persone su una base di 5milioni di migranti che vivono in Italia, cioè gli over 20 già in possesso dei requisiti scolastici.

Chiedendo troppo o troppo poco e soprattutto incardinando i diritti in capo ai genitori e non ai bambini. Se nasci in Italia, il tuo destino rimane agganciato alla storia dei tuoi genitori.

Ecco perché i toni trionfalistici appaiono davvero fuori luogo, così come il teatrino che vede le destre urlare alla “cittadinanza svenduta”: come spesso capita, era il minimo che si potesse fare.

Ma almeno è un primo passo verso l’integrazione e la consapevolezza che l’Italia è ormai un paese multietnico.

La novità principale della proposta consiste nella combinazione del cosiddetto ius sanguinis, il diritto di sangue su cui si basa oggi la cittadinanza italiana, e dello ius soli cioè il diritto che si acquisisce per nascita sul suolo italiano. Inoltre è stato introdotto un nuovo parametro per l’acquisto della cittadinanza in seguito a un certo percorso scolastico (cosiddetto ius culturae). Durante l’iter in commissione Affari costituzionali della Camera il testo è stato però modificato in senso restrittivo da due emendamenti proposti da Nuovo Centrodestra (alleato del PD al governo) e Scelta Civica.

Ius soli
Il testo della nuova legge prevede il riconoscimento della cittadinanza per nascita a chi è nato in Italia da genitori stranieri, di cui almeno uno sia in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo di 5 anni.

Nella prima versione della proposta si parlava però semplicemente di “residenza legale”: si riconosceva cioè la cittadinanza italiana a chi era «nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri, di cui almeno uno» fosse «residente legalmente in Italia, senza interruzioni, da almeno cinque anni, antecedenti alla nascita». Nella nuova versione in discussione alla Camera, invece, la «residenza legale» non è più sufficiente, ma è necessario il permesso di soggiorno a tempo indeterminato di uno dei genitori (o il fatto di averne fatto richiesta prima della nascita del figlio). Questo permesso viene rilasciato allo straniero cittadino di stati che non fanno parte dell’Unione europea e che abbia certi requisiti:

– titolarità, da almeno cinque anni, di un permesso di soggiorno in corso di validità;
– reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale;
– disponibilità di alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge;
– superamento di un test di conoscenza della lingua italiana.

La questione del riconoscimento della cittadinanza legato al reddito delle famiglie ha suscitato le critiche maggiori soprattutto da parte delle opposizioni e delle associazioni che si occupano di diritti dei migranti: in pratica si stabilisce che certe persone saranno cittadine italiane e altre no anche in base a una differenza di reddito dei loro genitori.

Ius culturae (ma con successo)
Il nuovo testo prevede che si possa ottenere la cittadinanza se il minore straniero, nato in Italia o arrivato in Italia entro il compimento del dodicesimo anno di età, abbia frequentato regolarmente per almeno cinque anni nel territorio nazionale uno o più cicli scolastici. L’emendamento introdotto in commissione prevede che il ciclo delle scuole primarie (cioè le elementari) si concluda «in modo positivo»: se il minore viene bocciato non può ottenere la cittadinanza (o, comunque, dovrà aspettare la promozione). Inoltre per fare richiesta di cittadinanza si dovrà dimostrare anche la residenza legale dei genitori.

Naturalizzazione
Oltre alle prime due ipotesi, il testo introduce la naturalizzazione, categoria che riguarderà soprattutto i minori stranieri che abbiano fatto ingresso nel territorio italiano tra il dodicesimo e il diciottesimo anno di età. I requisiti necessari per ottenere la cittadinanza sono: l’arrivo in Italia prima del compimento della maggiore età, la residenza legale da almeno sei anni, la frequenza regolare e fino a conclusione di un ciclo scolastico sul territorio nazionale.

Retroattività?
Nel testo della proposta in discussione non è stata ancora risolta la questione della retroattività. Non è chiaro infatti se queste nuove regole riguarderanno le persone nate e arrivate in Italia al momento dell’entrata in vigore della nuova legge o se saranno valide anche per chi è nato o arrivato in Italia in precedenza ma risponda ai requisiti richiesti.

“Ius sanguinis” e “Ius soli”
Esistono tradizionalmente due sistemi di trasmissione della cittadinanza alla nascita. Uno viene chiamato ius soli, il diritto che si acquisisce per nascita su un territorio e indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori, secondo cui chi nasce in una nazione è cittadino di quella nazione. Il sistema storicamente è stato adottato soprattutto da quei paesi che sono stati interessati da una forte immigrazione e che possiedono un’ampia superficie territoriale (Canada, Stati Uniti, Brasile, Argentina). L’altro è lo ius sanguinis, il diritto di sangue, secondo cui la cittadinanza si trasmette dai genitori ai figli, al di là del luogo in cui questi nascono. Il sistema si ritrova, a tutela dei discendenti, soprattutto in quegli stati che hanno una storia di emigrazione: tra questi, anche l’Italia. Attualmente, la maggior parte degli stati europei adotta lo ius sanguinis ma con norme meno rigide che in Italia.

Come funziona in Italia, ora

La cittadinanza italiana è oggi basata sullo ius sanguinis, il diritto di sangue, e non prevede lo ius soli, il diritto che si acquisisce per nascita sul suolo italiano indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori. La condizione giuridica dei bambini figli di immigrati nati in Italia è quindi strettamente legata alla condizione dei genitori: se i genitori ottengono la cittadinanza (dopo dieci anni di residenza legale) questa si trasmette anche ai figli per “discendenza”. Acquisisce la cittadinanza italiana anche chi è nato in Italia da genitori ignoti o apolidi, il figlio di ignoti trovato nel territorio italiano di cui non è possibile provare il possesso di altra cittadinanza, lo straniero residente da tre anni o nato in Italia con ascendenti diretti italiani, lo straniero maggiorenne adottato da italiani e residente da cinque anni in Italia.

Invito tutti i cittadini a sostenere apertamente l’approvazione della legge, per contribuire insieme da protagonisti a  raggiungere l’obiettivo del diritto di cittadinanza italiana ai figli di immigrati nati in Italia. Il futuro dell'Italia dipende da noi e dipende da noi migliorare il nostro presente.

Raggiungeremo anche l’obiettivo, di una società più giusta, solidale e aperta al futuro, dove ci sia veramente il rispetto dell’altro, della dignità delle persone e il grande valore umano della vita sia sempre messo al primo posto nella scala dei valori.
C’è grande bisogno di una società, veramente aperta, piena di diritti e valori veri, accogliente, solidale, serena, ed ognuno di noi può offrire più disponibilità umana, più impegno costruttivo, più bontà, più gentilezza, può dare sempre il meglio di sé, fare la propria parte per costruire un futuro migliore, dove tutti gli individui si possano sentire a pieno cittadini italiani, cittadini europei, cittadini del mondo, dentro una bella società, in cui tutti si possa vivere meglio.

Questo è il mio augurio per l’Italia e gli Italiani che stanno cambiando …

LETTERA APERTA PER IL DIRITTO DI CITTADINANZA

 

Seconde generazioni. "Per questo Paese sono invisibili"

 

Con questo appello vogliamo accendere una luce sulla condizione delle nuove generazioni di immigrati, di chi arriva bambino o ragazzo con la famiglia in cerca di un futuro migliore o peggio ancora di chi è nato e cresciuto in Italia.

Provate soltanto a calarvi nella condizione di un bambino immigrato, un bambino non conosce assolutamente il significato della parola "immigrato", ma sa che non appena mette il piede in un paese diverso dal suo, questa parola ormai viene a far parte del suo "Nome e Cognome". 


Col passare degli anni, diventando a mano a mano più grande, affronterà l'argomento e sarà costretto a spiegare ogni volta a tutti la sua storia e la storia della sua famiglia, per togliersi di dosso il senso  "dispregiativo" di questa parola “immigrato”.

Continuate ancora un pochino a restare nei panni di questo ragazzo “immigrato” , che ormai vive in Italia da oltre dieci anni, parla meglio la lingua italiana rispetto alla lingua del proprio paese di origine, conosce meglio la storia italiana rispetto alla storia del suo paese, ha vissuto più tempo in Italia che nel proprio paese e nonostante tutto viene ancora etichettato come immigrato.

La cosa che vi sorprenderà di più è il fatto di essere cresciuto con i propri coetanei italiani ma a livello giuridico essere considerato straniero quanto il padre o la madre, lo Stato non riconosce il suo processo di integrazione che è completamente differente dal loro. 

Addirittura per il Governo italiano non c'è nessuna differenza tra un ragazzino figlio di immigrati, nato in Italia e un suo coetaneo appena giunto in questo Paese, tutti e due vengono considerati come minori stranieri senza tenere conto dei due percorsi di vita e d'integrazione completamente diversi.

Questo ragazzo oggi è inscritto alle Scuole Superiori, parla perfettamente l'italiano, tanto che i professori hanno deciso di affiancarlo ad una studentessa del suo paese di origine per poterle dare una mano visto che quest'ultima è giunta in Italia da pochi mesi e non parla l'italiano.

I professori vedono in questi studenti immigrati dei perfetti  mediatori linguistico-culturali ideali per poter comunicare con gli studenti stranieri appena arrivati, ma per lo Stato questo ragazzo così integrato socialmente continua ad essere tale e quale a lei, nonostante il suo percorso d'integrazione sia ormai finito.

Quello che succede a molti bambini e ragazzi stranieri che vivono la loro vita in Italia è di essere troppo italiani nel proprio paese di origine, ma contemporaneamente stranieri in Italia, in poche parole sono invisibili.

In vari paesi dell'Europa il percorso per la cittadinanza per i figli degli immigrati risulta essere molto più semplice. Ad esempio in Francia lo "ius soli", che in Italia sembra un miraggio, esiste dal 1515, mentre in Germania la cittadinanza viene concessa ai bambini nati sul suolo tedesco se almeno uno dei due genitori risiede legalmente in questo paese da almeno otto anni.

Invece in Italia, sembra che le cose non vadano mai avanti, la politica ha messo questo argomento sotto il tappeto e sotto  un mucchio di burocrazia.

È triste  vedere ragazzi di seconda generazione trentenni che vengono ancora chiamati immigrati, ci sono giovani che vengono trattati come dei delinquenti, costretti a rilasciare le loro impronte digitali per rinnovare i documenti fino al compimento del diciottesimo anno d'età, questi giovani non si rispecchiano nella figura del potenziale delinquente, e ogni volta per colpa di qualche cavillo rischiano di diventare clandestini nell'unico paese che li ha visti nascere e crescere e che ha dato loro una lingua comune a quella usata da tutti i loro coetanei.

 

Questo argomento ci è particolarmente caro perché leggiamo ogni volta questa aspettativa di cittadinanza nei volti dei ragazzi che frequentano il nostro Centro Interculturale.

Tanti ragazzi e ragazze che stanno aspettando questo diritto per vedere finalmente realizzato il sogno di integrazione dei loro genitori.

“Perché acquisire il diritto di cittadinanza nel paese dove si nasce è la conseguenza naturale di quanto abbiamo detto prima (se devo assimilare e rispettare usi, costumi, leggi) vuole dire comportarmi da Italiano se faccio un figlio in Italia che deve essere educato ad acquisire tutti i comportamenti da Italiano, perché non deve essere cittadino Italiano a tutti gli effetti?

 

Perché non deve avere gli stessi diritti dei nati da genitori  italiani?

 

La Costituzione Italiana all’articolo  3  dice: ”Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione , di opinione politica e di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di origine economica e sociale che limitano di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica e sociale del paese”.

Quello dei diritti, e in specifico dei diritti dei minori è il metro di misura di una civiltà quanto una nazione è cresciuta e si sia evoluta nel nei suoi rapporti interni in campo etico, morale, culturale, e di quanto questa nazione vuole incidere verso le altre nazioni nella competizione con le altre nazioni che, non è, e non deve essere solo economica.


“Negare loro la cittadinanza è un’autentica follia, un’assurdità. Ai bambini nati in Italia in tal modo non viene riconosciuto un diritto fondamentale” lo ha detto  il capo dello Stato Italiano, Giorgio Napolitano.


Giorgio Napolitano ha ribadito l’urgenza di una legge che permetta ai numerosi stranieri di poter essere riconosciuti, a pieno titolo, cittadini italiani: “Mi auguro che in Parlamento si possa affrontare anche la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri”-


AIUTATECI A  DARE VOCE A CHI NON HA VOCE E A SENSIBILIZZARE LA POLITICA ITALIANA SU QUESTO TEMA IMPORTANTISSIMO PER CENTINAIA DI MIGLIAIA DI BAMBINI E GIOVANI “IMMIGRATI”.


Il nostro Centro Interculturale è sempre aperto e disponibile per sostenere dibattiti e confronti con il coinvolgimento diretto dei nostri ragazzi che daranno la loro personale opinione sul tema, ci troverete ogni sabato del mese dalle ore 16,00 presso via Cattaneo, Aprilia.


IL PRESENTE APPELLO È STATO SOTTOSCRITTO DA TUTTI I SOCI DEL CENTRO INTERCULTURALE DI APRILIA